L’io e l’esistenza.

Lascio ogni forma di non-curanza, a chi meglio di me sappia come custodirla e magari farne un proprio tesoro nascosto, ma come si può essere indifferenti nei confronti della propria vita?

Posso solo amarla oppure odiarla, senza mediazioni, semplicemente perchè ci sono dentro, perchè volendo potrei interrogarmi- e indiscutibilmente è ciò che sono portato a fare- sugli effetti che essa potrebbe avere oppure che ha su di me, oppure ancora sulle mie azioni, ma in quel momento forse non sto più vivendo, sto vivendo il mio pensiero, ma come è possibile allora che il mio pensiero si fa “vita”, quindi  vivo la vita quando la “penso”, e come se la mia interiorità debba per forza salire a galla, la vita deve toccare le vette del pensiero, ma il pensiero deve anche abbassarsi alla vita ed alle sue minuzie , si può essere indifferenti alla vita, solo quando si pensa alla vita come qualcosa che non ci riguarda, come se tutto potesse essere uguale, anche in assenza di noi stessi, ma la vita è unica per ognuno di noi, ed  è solo ed esclusivamente il mondo che plasmiamo, la vita ci tocca nella misura in cui la creiamo noi stessi.

 

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