Intro-spezione

Ho letto una poesia in cui c’era scritto che “l’incrinatura è tutta dentro”; fuori quel che si muove è un corpo privo di nervature e pensieri, un protocollo ambulante- per chi non sa cosa voglia dire sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato-; al contrario l’incrinatura è all’interno, il nodo che co-stringe e ci lega ai nostri pensieri e alla memoria; nell’impossibilità di sciogliere questo nodo e di risanare questa striatura, che assomiglia, per lo più, ad uno sgraffio originario, è la porta verso l’auto-analisi. Ma analizzare se stessi non è cosa facile, vuol porsi al di fuori di se stessi, e prendere con sé bisturi e scalpello; e con precisione chirurgica estrarre e plasmare i nostri pensieri, e non è difficile che sbagliando, erroneamente, si possano provocare ulteriori danni e ferite. Nietzsche, non a caso, afferma: “non guardare nel tuo abisso, altrimenti il tuo abisso guarderà te”;  è grande il rischio di essere risucchiati nel proprio incubo, nell’abisso più nero dei propri pensieri e nel proprio dolore;

ma se vivere vuol dire arrischiare se stessi, perdere sé stessi per ritrovar-si nella piena affermazione di se stessi, vuol dire essersi arricchiti di ciò che era al di fuori di noi, e dobbiamo lasciare che ciò è fuori di noi, ma che è affine alla nostra  natura, venga ad assumere la conformazione di un nuovo io, proprio rischiando, appunto, di perdere definitivamente noi stessi.

 

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