Il passato come futuro

Spesso capita che la mia mente assonnata e poco stimolata dal tran-tran quotidiano e dall’ esercizio costante e ripetitivo dello studio, resti fissa nei suoi cardini, come a voler svolgere le sue abituali mansioni, senza eccessi; talvolta, invece, ancora più spesso, di notte la mia mente esce fuori dal guscio e non vuol proprio saperne di stare al suo posto: ed ecco le mie ancor più, tanto abituali quanto inconsuete, acrobazie mentali. Stanotte non posso far a meno di pensare a quanto l’esperienza e il passato influenzino, il più delle volte inconsapevolmente, la nostra vita; allora voi penserete dov’è il vero nodo problematico di tutta questa storia?
Il vero problema e’ che facile restare invischiati nelle sabbie mobili del passato e credo sia inutile specificare come in tali situazioni ogni movimento inconsulto o repentino, compiuto nel tentativo di tirarsene fuori finisca per farci cadere giù nell’abisso, ancor più in basso. L’unica soluzione resta quella di cambiare gradualmente e lentamente la prospettiva e la maniera in cui guardiamo il passato: ecco allora ancora una volta venirci in soccorso Friedrich Nietzsche; che cosa vuol dire trasformare “il così fu” nel “così io volli” ? Giusto per entrare nella terminologia tanto cara al redivivo Zarathustra, vuol dire assumere uno sguardo differente sul passato. In tale prospettiva esso assume il valore di un atto di volontà, laddove il passato non è più filtrato dalla forza distorsiva del presente ma in funzione di uno sguardo futuro. Il passato e le nostre esperienze non sono modelli ideali a partire dai quali possiamo definire noi stessi e le nostre azioni, ma ciò che ci permette di cambiare, di mutare: di diventare, e sottolineo di diventare e non di essere, sempre e nuovamente noi stessi. Dunque, parafrasando il filosofo, ” non vorrete mica piantare in asso le vostre azioni? Il rimorso, in tale ottica, e’ solo il prodotto di un passato stagnante che segna il peso e orienta il pensiero e le azioni del presente, quasi come se si dovesse eternamente restare sospesi in una dimensione di colpa presente. Ora e’ possibile comprendere come diventare se stessi, e dunque diventare persone migliori, significhi anche vivere l’esperienze del passato come un ponte verso il futuro, attraverso l’infinito e mai stanco miglioramento di noi stessi.

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