Io sono il mio corpo oppure io sono un corpo?

Le mie recenti esperienze mi hanno indotto a riflettere su un tema, a mio avviso, mai abbastanza dibattuto, ovvero quello del rapporto che abbiamo con il nostro corpo. In generale, potremo facilmente dire e pensare che “noi siamo il nostro corpo”, nella misura in cui noi non facciamo esperienza direttamente del nostro corpo, ma di ciò che sta fuori di esso, della realtà esterna e della maniera in cui la pensiamo. Questo, ovviamente, prima ancora che si sia fatto esperienza del dolore fisico più intenso, solo allora sentiamo di avere un corpo e che, quindi, non siamo soltanto il nostro corpo, ma “siamo anche corpo”; quante volte ci capita di non riuscire persino a pensare, ne’ a svolgere le nostre normali attività a causa di uno stato di dolore fisico, e nel fare esperienza del nostro corpo, veniamo trascinati in una nuova e più dura prospettiva esistenziale, quella secondo cui tutta la nostra esistenza e il mondo dei nostri pensieri dipende dal funzionamento di una macchina neanche troppo perfetta, dal corpo e dalle sue funzioni organiche. Questa nuova dimensione esistenziale ci trascina proprio nel cuore della finitezza umana, quella di esseri mortali, cioè per quanto la nostra mente creda miracolosamente di essere immortale nell’estensione dei suoi pensieri, nella sua capacità di interiorizzare e di riprodurre il mondo a sua immagina e somiglianza, all’improvviso e’ costretta a retrocedere dinanzi alla possibilità non solo di essere un corpo, ma di avere un corpo. Insomma per non annoiarvi con le mie riflessioni da bar, vorrei concludere questo discorso e forse adesso qualcuno non esiterà a definirmi folle dal momento che credo che fare esperienza del dolore fisico non sia meno importante del cosiddetto dolore esistenziale, perché credo che sia importante non dare per scontato proprio le ovvietà, quelle cose che ci si parano davanti ma che abitualmente non vediamo, e inoltre credo sia importante nel senso di una maggiore coscienza dei propri limiti, mai come in questo caso limiti costitutivi della finitezza umana.

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