Interruzioni.

Mi chiedo cosa ci sia dopo il baratro, quando il vuoto trafigge il silenzio e le parole sono, ormai, solo macchie d’inchiostro un po’ sbiadite. Mi arrovello immaginando esistenze che non ho mai vissuto, ricalcolando morbosamente la direzioni di tutti i miei passi, nel tentativo di poter osservare sentieri ancora percorribili, qualche altra via traversa, che mi conduca inaspettatamente ad un nuovo punto della mia vita, così come è sempre accaduto; e non questo restare avvinghiati ad una stupida legge di auto-sussistenza, vivere accumulando tempo inutile, riempiendo caselle e accumulando giorni, persone e parole, in un giro vorticoso, quanto insignificante, che non ha nessun’altra effetto che rendermi inerme e spossato, svuotandomi ancora una volta del fragile e sempre miracoloso gusto del nuovo, del mai esplorato. La mia vita si è raggrinzita e afflosciata su di un ramo spezzato, così sospesa, se bastasse un soffio di vento…

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