Il confine nero della certezza

Da un mese a questa parte e’ un po’ come se mi si fosse formata una matassa nella testa, proprio non riesco a venire a capo dei mie pensieri, e’ come se avessero perso ogni genere di forma. Si, una massa indistinta di pensieri, un cumulo di idee già morte ancor prima di venire alla luce, di assumere coscienza. Il fatto e’ che sento comunque la necessità di scrivere; credo che per me sia un vizio come un altro, o forse una maniera determinata di sopravvivere a me stesso. Non è mica facile? Mi aggrappo a qualsiasi tipo di futile certezza, magari giungo perfino a convincermi del fatto che abbia un senso, che un po’ sia vera. E poi che cosa succede? Nulla, non succede nulla. Semplicemente quella cosa non c’è più, come se non fosse mai esistita. Non mi riferisco a nessuna cosa in particolare, che sia forse un’idea, un oggetto, persino una persona. Solo disincanto e null’altro. Domani, forse, andrà meglio. Forse, l’illusione di domani sarà quella giusta.
  

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2 Risposte to “Il confine nero della certezza”

  1. Ilaria Says:

    Io non sarei capace di scrivere con la tua stessa consapevolezza le impressioni che ho ogni giorno, soprattutto le più sfuggevoli. Che per te scrivere sia un vizio o meno… Per me leggere le tue parole è come mettere a posto le idee, ammiro moltissimo questa tua capacità.

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