Per un principio di indeterminazione…

Mi guardo allo specchio per vedere quanto l’immagine auto-riflessa di me stesso coincida con la maniera in cui mi scorge il mondo, quell’altro indistinto, quel giudizio incontrollabile e vischioso. La mia vita interiore e’ ciclica: luce e buio si alternano con la stessa regolarità del ciclo dei giorni e delle stagioni. Molti credono che dietro questo stato di cose ci sia l’atto predeterminato di una scelta, come se “menassi” un’immagine di me stesso, come una forma esteriore ben costruita. Reagisco a questo stato d’animo – contro ogni principio di autoconservazione – piegando e sminuendo me stesso fin dove e’ possibile, tendendo in avanti l’elastico della mia coscienza fino all’estremo punto di rottura. Forse, dovrei alimentare quel senso narcisistico di se stessi che rappresenta, forse, lo strumento più utile alla conservazione di ogni individuo. Chiudo gli occhi, passerà. La maniera in cui guardiamo la vita, modifica anche l’immagine che abbiamo di noi stessi. Tornerò a guardare la vita per quello che è, bellezza e autoillusione come i tratti di una medesima realtà e tornerò  a “sentire” anche  me stesso, allo stesso modo di ieri, uno “ieri” trapassato nell’ombra del presente.

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