Il culto dell’immobilita’

Immobilità. Schiere di filosofi e scienziati hanno cercato di determinare quel nesso causale che consentisse di determinare  il “come” e il “perche” del tempo e del movimento. A volte il mio orologio si ferma, il mio tempo e’ come sospeso; sembra che esso dipenda interamente dal gesto con cui regolarmente gli do la carica. Il mio tempo e’ immobile, non perché esso non scorra effettivamente fuori…è che dentro di me tutto inesorabilmente rallenta. La percezione del mio tempo e’ legata all’atto con cui ricarico il mio orologio, alla maniera in cui attribuisco un senso alla mia vita. Forse, semplicemente dovrei assecondare quest’assenza improvvisa di movimento assumendo una posa plastica, statuaria, nonché contemplando ciò che resta, ciò che continua a vivere, senza che io ne possa partecipare. Praticherò il culto dell’immobilità fino a quando non avrò trovato l’illusione giusta, quel sano chiudere gli occhi che e’ il pane della vita. Nient’altro che la giusta dose quotidiana di veleno, ne’ più, ne’ meno.

  

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