Contra academicos

Nel tentativo di sintetizzare un tratto, un po’ sbieco, della mia vita – In una giornata piovosa di metà autunno a snocciolare parole già scritte da altri. Afferrarne il ricalco frammentato delle proprie esperienze. Leggere disperatamente se stessi dentro parole e concetti di un’altra pelle. È una metamorfosi in cui si creano mutanti, mille pensieri sotto una stessa pelle e il senso inquietante della mano violenta di un pensiero che molesta la saldezza delle proprie certezze. L’unica certezza è che io non sono altro che il (un) nulla finito, poiché mi nutro per approssimazione; ricucendo i miei pensieri su un’altra faccia e così viceversa. Accettate pure che lo definisca così, uno sforzo del pensiero – una fatica del concetto- in cui bisogna essere abili sarti e mercanteggiare ottima stoffa. Ottimi tessuti. Nessuno mi sopravvaluti, credendo che io sia una persona originale: e’ una virtù di cui non mi sono mai ammalato.

  

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