Realtà o interpretazione 

Mi prostro arrendevole alla realtà di parole in via di decomposizione, semplicemente mortifere. Quando mai la realtà è bastata a soddisfare quel bisogno di senso che sembra trascinarsi dal fondo della vita stessa? Ma le mie parole non suonano più. Muoiono ancor prima che io emetta un qualche suono, allora non resta che l’oggettività della vita: quel freddo marmo informe a cui affidiamo l’andirivieni dei nostri giorni. Ho bisogno di raccontarmi per cavare fuori dalla realtà qualcosa che non esista se non nella misura in cui io stesso le permetta di esistere: un qualcosa che trapassi il meccanico risuonare dei miei atti quotidiani. Sarà forse una giustificazione estetica dell’esistenza? Oppure il tentativo di sfuggire al rumore stridente di quella ferraglia arrugginita nell’estenuante circolarità del proprio nulla? Non so più de-scrivere. Fuori resta sempre la realtà. Fuori.
  

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