De coelo

Cosi, ritorno sui miei passi. La mia identità e la mia banale e materiale esistenza si riducono ad un misero puntino. È tutto lì, ma che nessuno mi cerchi, perché trovereste soltanto un mucchio di qualità in disuso accatastate le une sopra le altre. E’ che le mie qualità non mi identificano, io non sono io. Tendo il mio ego fino al perfetto oblio di se stesso, esattamente fino al dubbio di se medesimo; stavolta non ci saranno idee chiare e distinte che tengano. Il nostro io e’ una falsificazione, niente meno che il terreno saldo su cui poggiano i nostri desideri. Esatto, io sono ciò che desidero. ( nel momento in cui lo dico, non riconosco più la mia voce). Siamo mossi implacabilmente verso un punto mobile nello spazio e nel tempo come asserviti ad un ordine superiore; ogni qual volta ho immaginato Dio, ho sempre pensato ad una combinazioni di ingranaggi e bulloni. D’altronde, seppur inavvertitamente, anche noi ruotiamo meccanicamente  intorno al nostro Sole. Nondimeno, restano i nostri desideri: in questo modo soddisfiamo il nostro desiderio di nulla. Dietro ogni illusione, esiste solo il vuoto in cui precipitano le idee. Anzi, in cui precipitiamo tutti. Ad ognuno i suoi desideri, o meglio ad ognuno le sue “idee”.

 

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2 Risposte to “De coelo”

  1. Mi piace come scrivi e la natura delle tue riflessioni è profonda, stuzzica il pensiero, scuote il banale… La questione della propria identità è tra le più affascinanti, intricate e complesse, uno degli interrogativi per eccellenza. Sono ciò che penso o ciò che produco? Siamo frutto dell’insieme di come ci vedono gli altri? Della collettività? Eppure il desiderio sembra essere ciò che ci distingue, è in un certo qual senso, “identitario”. Tante sono le domande e inevitabilmente ci si perde… Uno spazio virtuale davvero interessante. Ricambio con piacere il tuo commento!

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    • Mi fa immensamente piacere sapere che le mie riflessioni riescano, in qualche modo, a “stuzzicare” il pensiero e “scuotere” la banalità. Si, hai perfettamente ragione, la questione relativa all’identità e’ molto affascinante, proprio perché tocca alcuni nervi scoperti del nostro esistere ( per ciò che attiene alla nostra dimensione di vita sociale, ma non solo limitatamente ad essa). E’ indiscutibile che su questa questione, come rispetto a tante altre, si innestino tutta una serie di domande contro le quali battere il capo e forse anche il ‘”muso”. Del resto, non c’è, addirittura, chi sostiene che filosofare sia un po’ come nuotare in mare aperto, sotto nubi minacciose, senza alcun appiglio? ( Ovviamente, con i dovuti paragoni il mio, più che un filosofare, e’ soltanto un tentativo di capire qualcosa della realtà che mi circonda e di conferire ad essa un qualche senso) Ti ringrazio per le tue parole 🙂

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