De coelo (II)

Si stima che la terra ruoti intorno al suo asse compiendo 1 giro, ogni 23 ore, 56 minuti e all’incirca 4 secondi. Sembra che il nostro ospitale pianeta impieghi, rispetto al sole, 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi, per compiere un’orbita elittica della lunghezza di circa 938. 900.000; la sua velocità media e’ di 106000 km/h. Rispetto al centro della Via Lattea, la Terra si muove, assieme al sistema solare, a una velocità di circa 792 mila km/h; La Via Lattea, a sua volta, si muove a una velocità stimata in 3.600.000 km/h.                                                 Tuttavia, resta da comprendere quale sia la posizione dell’uomo nel cosmo, dinanzi a questo immenso ingranaggio ed i suoi infiniti bulloni; mi strappa un sorriso beffardo, l’idea che l’uomo possa muoverne le leve da buon ingegnere. Qualcuno dovrebbe farsi carico della responsabilità di colmarne lo iato profondo che ci separa da questa grande macchina indifferente, le cui leggi meccaniche sono completamente indifferenti alla sorte umana. Il buon Nietzsche s’arresto’ immediatamente dinanzi alla possibilità concreta di una nuova teoria cosmologica e riconsegnò lo scettro e la corona all’uomo. La metafisica nietzschiana si ritorce su se stessa, non per annullarsi, per rivolgere il proprio sguardo all’altro lato della barricata; in effetti, fu il primo a porre le prima pietra di una metafisica terrena, inchinandosi e omaggiando il suo “senso della terra”. I conti, ahimè, non tornano. Quale sarebbe la posizione ontologica di un essere piccolo, più o meno come una nocciolina a dispetto dell’immenso universo, il cui comportamento etico, a passo spedito, lo conduce verso la propria estinzione?  Certo, si potrebbe ricorrere ad un Dio al fine di inceppare gli ingranaggi di quella macchina oppure farsi garanti di una nuova presa di coscienza che riconsegni l’uomo alla sua estrema finitezza, affinché la smetta di giocare alla creazione (come un Dio in miniatura). Non ho nessuna risposta, solo l’urgenza di alcuni interrogativi che solleticano il sentimento calcato dei miei limiti: l’uomo, sin dai primordi, ha sempre rivolto il proprio sguardo verso il cielo.

 

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