Volontà di im-potenza

Riaffiora alla memoria quel “così fu” nietzschiano, duro come la pietra, apparentemente inscalfibile. Tuttavia il filosofo tedesco ci indica una via d’uscita: è possibile che l’orizzonte già determinato del “così fu” sia assorbito dall’esercizio di una volontà che sia in grado di accogliere il passato come se fosse il proprio fondamento nascosto. Così afferma: “Così io volli”,  in cui necessità e volontà sembrano ricercare il proprio punto di congiunzione. Io voglio il mio passato perché così è sempre stato, così è e così sarà. Voglio appropriarmene, renderlo un seme del mio necessario sviluppo. Ciò vuol dire cedere al proprio destino gettando la propria volontà oltre il vacuo determinismo del fato, ovvero esercitare una volontà di dominio su ciò che è irreparabile, che appartiene ad una legge già scritta nelle stelle del firmamento. Ma non è altro che uno sterile esercizio retro-attivo, cosicché queste parole mi sembrano quasi funeree: factum infectum fieri nequit.                                                                                 Mi ridestano dal sogno di una volontà che nulla può contro quel passato che può essere solo invocato. Non resta altro che scivolare nel più indifferente e silenzioso horror vacui. Si, scivolare nel vuoto. Abituarsi ai più insignificanti equilibrismi, mentre la quotidianità scorre nella sua miseria. È un patto di resistenza con l’assenza di ogni prospettiva di senso: un ordine della mia mente…

 

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