Essere e non-essere.

Osservare il sottosuolo di ogni esistenza attraverso un caleidoscopio, vuol dire portare alla luce i caratteri scomposti del nostro Se’; ed ogni forza ordinante deve necessariamente scontrarsi con l’altra forza, quella rifrangente, la quale riproduce continuamente, attraverso altrettanti riflessi, l’immagine molteplice di noi stessi. Chi siamo? È, forse, possibile ricondurre all’unita’ dell’io l’insieme dei nostri atti?  È possibile che, al fine di giungere a se stessi, sia prima necessario attraversare i sentieri labirintici della nostra coscienza; ricondurre il nostro essere al suo infinito radicamento nel nulla, cioè alla radice comune del non-essere che ci costituisce. Ogni tentativo di definire noi stessi si muove dall’estremo tentativo di dare forma al vuoto che ci costituisce. Non è possibile giungere a se stessi senza percorrere il sentiero più terrificante, senza aver fatto i conti con quel nulla che continuamente traccia i confini della nostra identità. Siamo “esseri” perennemente in dialogo con quello stesso “nulla” . In conclusione, credo che, pervenire al proprio nulla, possa permetterci di giungere ad un più alto grado di coscienza. Bisogna, però, superare le vertigini  proprie dell’altezza e non aver paura di dover discendere troppo in basso per, poi, risalire.

 

image

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: