“Amo soltanto ciò che è scritto con il sangue.”

Credevo che non avrei scritto più, perché a scrivere sempre si finisce, aggiungerei inevitabilmente, per diventare banali. Certo, si possono sempre incastrare tante belle paroline in fila indiana ma non si comunica più nulla. Nulla che valga la pena leggere, che sia significativo. Ma cos’è significativo? Un certo filosofo di Rocken scriveva: “amo soltanto ciò che è scritto con il sangue”, il sangue dello scrittore si intende, nient’altro che la sua vita già masticata, un agglomerato di ciò che pur essendo ormai spazzatura, viene trattenuto in vita imbrattando un foglio di carta. Ancora nient’altro che esperienze, avvenimenti e sensazioni accatastati gli uni sugli altri e mischiati alla rinfusa, ma pur sempre ‘interiorizzati’. Perché ciò che si restituisce alla realtà non sono i fatti nudi, la quotidianità presa per se stessa, ma ciò che resta di quella realtà che abbiamo triturato, masticato e digerito, che pertanto è diventata solo nostra, e che restituiamo al mondo. La quotidianità in se stessa e’ banale routine: e’ soltanto l’abitudine che si incarna nell’uomo, con cui esso fronteggia la caducità della propria fragile esistenza e la maniera in cui e’ esposta alle “leggi” del caso. In ogni caso, nulla che abbia a che fare con la scrittura. Guai a coloro i quali portano doveri e quotidianità nella loro scrittura, poiché non dicono più nulla. Sono soltanto artisti della parola. Muovono parole, come le note di una canzonetta orecchiabile. Ma cos’è che ci ha derubato del nostro tempo? Diffido di ogni cultura istituzionalizzata, telecomandata, che semplicemente risponda ad un alto indice di produttività. La verità e’ che anch’io amo soltanto coloro che scrivono con il sangue. Anzi con le proprie viscere e con i propri escrementi; che scrivere sia ancora un tipo di urgenza al pari dei nostri bisogni fisici più opprimenti: la volontà di lasciar uscire qualcosa che abbiamo fatto nostra, che abbiamo, appunto, interiorizzato. Sono d’accordo con te, caro filosofo. Ora non ho più nulla da dire, ho già messo via la mia penna “digitale”. Si fa per dire.

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