Memoria, ricordo e Kafka.

Posted in Senza categoria on 7 febbraio 2017 by luigisomma87

Il vecchio Locke ci aveva visto male, non v’e’ alcun legame tra memoria ed identità. Poiché ad identificarci non è tanto la memoria di quello che eravamo quanto invece il ricordo. Quest’ultimo non rappresenta soltanto la memoria storica della nostra vita, ma, ancor di più, rappresenta quel guazzabuglio che il vissuto e’, ovvero quell’insieme caotico di stati emotivi, esistenziali che sono in qualche modo legati a determinati situazioni, fasi o momenti del nostro passato. Così tanto per fare un esempio, non dimenticherò mai quel treno di ritorno notturno da Milano. A stemperare la profonda amarezza, lo sgretolarsi di ogni illusione, c’era soltanto un piccolo volume bianco, I racconti di Kafka. Qualcosa dentro di me ha iniziato a crescere a mia insaputa. Quella è stata la mia metamorfosi. Così pensavo che forse non si cresce, così un po’ alla volta, gradualmente, bensì attraverso brusche interruzioni come colpi ben assestati. Chiaramente io non sono più quello che ero allora, ma nemmeno quello che ero qualche anno fa, eppure in una piccola misura lo sono ancora. Si, queste non sono parole mie, decisamente: il seme non è più il frutto, però il seme era nel frutto. Il seme era il frutto. Prima (?).

Sulla soglia dell’attimo

Posted in Senza categoria on 2 febbraio 2017 by luigisomma87

È vero, caro Friedrich, forse la felicità eterna e’ soltanto un oblio strappato alla coscienza, persino al tempo. Hai provato a chiedere ad un animale del perché fosse felice, ma non facesti in tempo a porgergli la domanda che l’aveva già dimenticata, compresa la sua risposta. Si, forse, hai ragione tu, essere felici vuol dire sedersi sulla soglia dell’attimo e non provare alcuna vertigine. Ma possibile che la follia sia l’unica soluzione, oppure esiste un’altra definizione al chiudere gli occhi, da te descritto, in quell’attimo fuori dal tempo? Il problema resta quello dell’obbligato ritorno a se stessi, al nucleo indissolubile della coscienza, al rumorìo dei pensieri. Sono d’accordo con te, pensare è una maledizione, ma non credo vi si possa sfuggire se non al costo della vita, dello spegnimento di quella stessa coscienza.

Malattia mortale

Posted in Senza categoria on 31 gennaio 2017 by luigisomma87

In “Malattia Mortale”, Kierkegaard ci invita a diffidare di un genere di disperazione su tutte, quella che definisce la disperazione della disperazione. Fin dal primo istante, ho sentito di poter afferrare il senso implicito di questa definizione: che cosa sarà mai?  Egli intende immetterci nel circuito asfissiante di una disperazione, che privata del suo oggetto o del suo fine, non può fare altro che alimentare se stessa. Ciò che ci divora e’ quello stesso stimolo che ci spinge ad agire; ma, laddove, non si riesce a risignificare la propria esistenza alla luce di un qualche senso che la illumini dal dì dentro, c’è poco che si possa fare. La disperazione può diventare una malattia “mortale”. Anzi, aggiungerei peggio che mortale, dal momento che anche la morte possiede un proprio fine in se stessa, nella cessazione della vita da cui essa ci strappa. Resta da domandarsi se, tolto il Dio kierkeergardiano, vi sia un qualche altro senso a cui appellarsi. Nient’altro che una mano esterna che ci strappi dalla nostra trappola “mortale”…

Ora e’ mai più.

Posted in Senza categoria with tags on 8 gennaio 2017 by luigisomma87

I tuoi pensieri sono come neve

si sciolgono ai miei primi meriggi estivi,

Nel bianco delle tue parole

il candore di verità

dure come il ghiaccio

lasciate a riposare nei lunghi inverni

delle mie passioni.

Ora non è più neve,

solo le impronte sporche di vecchie suole.

Quel bruno terriccio

è l’erba incolta di ieri,

di un presente mai realizzato,

di un orizzonte ancora capovolto.

L. S.

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L’uomo come un essere incompiuto.

Posted in Senza categoria with tags on 8 gennaio 2017 by luigisomma87

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Vorrei tanto poter vantare una fede autentica, pura e incontaminata come quella di Descartes. E mi riferisco a quell’idea, come uno sprazzo di infinito venuto da chissà dove, con la quale l’uomo deve necessariamente fare i conti. Giacché non v’è alcun modo per far sì che egli possa comprendere tale idea, della quale evidentemente non è l’artefice. Tale idea e’ tanto più perfetta e intera a dispetto di un uomo che proprio a causa dei propri limiti e’ costretto, suo malgrado, a dubitare. Certo, il dubbio deve avere soltanto una funzione regolativa, deve aiutarci a ridurre al minimo quegli errori di valutazione che sempre commettiamo quando pure ci rassegniamo ad assegnare un valore di verità determinato a cose sulle quali probabilmente non avevamo dubitato abbastanza. Gli errori, o le credenze, più comuni riguardano proprio le ovvietà, ovvero tutte quelle cose, idee o convinzioni sulle quasi fin troppo presto abbiamo smesso di riflettere e la cui presenza si impone sotto al nostro naso nella banale quotidianità. È utile, pertanto, estendere il dubbio fin dove esso possa tendersi. Ma il caro Descartes non è un “empirico” avventuriero, poiché a sostenerlo v’e’ la ferma convinzione di un Dio sommamente perfetto e buono, nonché dotato di onniscienza e potenza al più altissimo grado. Ma da dove volete che venga questa idea? Nelle “meditazioni”, egli ci descrive tale idea come il marchio di fabbrica impresso dall’artista creatore sulla – e aggiungerei nella – propria opera. Egli riconosce nella capacità dell’uomo di pensare all’infinito, ovvero a qualcosa a cui egli stesso non può aspirare, l’innatismo dell’idea di Dio. Un Dio che pur avendoci reso partecipi della sua perfezione, ci ha lasciato come piegati a metà, esseri incompiuti: perennemente tesi tra l’essere di Dio – della idea di Dio contenuta in noi – e il non essere della nostra imperfezione, giacche’ sempre perveniamo all’errore e ancora di più siamo costretti a dubitare. Ma quanto più la facoltà di giudizio concessaci da Dio e’ imperfetta al suo cospetto, tanto più e’ estesa la nostra volontà, la facoltà che abbiamo di scegliere, ovvero di affermare, negare, cercare o evitare qualunque cosa. Certo e’ necessario che tale volontà che pure talvolta ci spinge a scegliere qualcosa come oggetto di verità soltanto mediante la spinta da un impulso irrazionale, sia preventivamente illuminata dall’intelletto, dal lume naturale della ragione; cosicché sempre di meno si incorrerà nell’errore. In tal modo, si manifesta l’infinito potere donatoci da Dio secondo il matematico Descartes. Ognuno di noi non è altro che una cosa pensante, la cui certezza dell’esistenza del proprio io e’ data da quello stesso pensiero che ci fa tendere verso Dio, che non ci fa dubitare della sua esistenza. Fila tutto fin troppo liscio, mi fermo qui.

 

 

I miei giorni

Posted in Senza categoria with tags on 21 dicembre 2016 by luigisomma87

I miei giorni sono reti metalliche,

vuoti amplessi ,

ascessi di impurità,

Tutto ciò che è buono

e’ più dentro,

sotto quello spesso strato di membra.

Osservare se stessi,

vuol dire lanciare sassi nel proprio stagno

E non ritrovare più il fondo.

Così resto fedele a me stesso,

negli inframezzi del vuoto,

nell’ombra riflessa della luce.

L. S.

Ex-sistenza

Posted in Senza categoria on 3 novembre 2016 by luigisomma87

C’è chi sostiene che siamo il frutto delle nostre scelte, che sono proprio quest’ultime a dirci chi siamo. Niente di più semplice, mentre l’elemento imponderabile, quel microscopico punto di interruzione nel tempo, si è già insinuato in esse. Ma cosa siamo allora? Barche in balia dei venti? Se così fosse, sarebbero maggiormente comprensibili quelle esistenze così tanto simili a delle barche alla deriva. Non ci vuole molto, sapete? Si tiene la rotta giusta finché un alito di vento, quasi inspiegabilmente, ci trascina verso la direzione opposta, verso la perdizione. Ci si smarrisce così per un nulla, né più né meno. Ma la mia vita non è smarrita, e’ inconsistente. Anche i miei sogni sono sbiaditi, non hanno più confini delineati. Non c’è più ordine, solo caos. Una massa indistinta e variopinta che io chiamo ancora “sogni”. Certo, resta la vita. Certo, la vita. Poiché al di là delle sue rappresentazioni di senso, e’ ciò che ci fa respirare, che tiene in vita il nostro corpo imperfetto. Respiro ancora un altro po’ per ricordarmi del mio corpo. L’ostacolo resta il pensiero. Non si può vivere e basta sotto la lente d’ingrandimento del pensiero, della coscienza poco distratta. Tutto ciò che diviene oggetto di pensiero, muore. Si può vivisezionare solo ciò che è morto. Anche i piaceri, smarrita la propria incoscienza, appaiono ciechi e stupidi. Vivere equivale a “sentirsi” vivere, appartiene al mondo meramente percettivo. È qualcosa che attiene alle sensazioni.

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